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Considerazioni preliminari all’avviamento di un dialogo operativo

March 7th, 2009 | No Comments | Posted in administration by Luigi Bertuzzi

Versione Wiki – modificabile – del testo seguente (la versione di questo post non sarà aggiornata).

La necessità di mettere in rete le pratiche di gestione e amministrazione di realtà sociali, ad esempio quelle urbane e territoriali, si manifesta sempre più spesso con l’iniziativa di usare strumenti come i Forum, i Blog, i Wiki e le Reti Sociali.

Quando le iniziative d’uso degli strumenti Web si rivelano socialmente inconcludenti o deludenti varrebbe la pena chiedersi se l’espressione ..  mettere in rete .. possa essere fuorviante; c’è da temere che in quell’espressione la rete si percepisca solo come contenitore o strumento fisico, portandoci ad attribuire un valore preminente ai suoi contenuti e alla loro fruizione/condivisione, a scapito di altri valori, come comunicare e mettersi in relazione con persone ed attività;  i valori del secondo tipo, più dinamici che statici, sono quelli che possono farci evolvere dalla nostra attuale condizione di consumatori/pubblico, permettendoci di acquisire la capacità di essere utenti/protagonisti.

Il timore che l’espressione mettere in rete sia fuorviante trova un fondamento in una storia, visibilmente ignorata dai più,  forse volutamente trascurata da specifici interessi particolari.

La storia ebbe inizio con una situazione caratterizzata da:

  1. l’avvento del computer,
  2. la necessità di applicare il computer alle pratiche (esistenti) di calcolo e di ricerca in varie discipline,
  3. la necessità di adeguare le capacità delle persone, e le caratteristiche di accesso alla potenza di calcolo delle macchine, agli obiettivi di specifici settori applicativi dell’uso del computer.

A fronte di quella situazione, in cui programmare era un’attività NON prevista dai corsi di formazione, alcune organizzazioni istituzionali (università e centri di ricerca) misero a disposizione un ambiente operativo, in cui le ricerche e il modo di condurle (cioè “le pratiche”) iniziarono a confrontarsi con l’uso del computer; in quell’ambiente era implicito un supporto comunicativo che (retrospettivamente) si potrebbe definire interculturale; da quel tipo di ambiente nacquero l’informatica e un certo modo di fare informatica, diversi dall’informatica di consumo e dal modo corrente di produrla. Nessuno, quindi,  ha mai dovuto affermare la necessità di .. mettere nel computer .. le ricerche e le pratiche dei tempi pre-computer.

Si potrebbe dire, invece, che dalla condivisione del bisogno di confrontarsi con il computer, per cercare risposte a bisogni quotidiani e soluzioni adeguate al raggiungimento di obiettivi di lungo periodo, nacque l’informatica come servizio di gestione; quel servizio fu richiesto da problemi d’uso di macchine inizialmente spoglie di prestazioni funzionali (da precisare).

L’informatica nata come servizio, piuttosto che l’informatica produttrice di soluzioni, ha poi permesso l’invenzione del Web in uno degli ambienti operativi sopra detti, istituzionalmente predisposti, da parte di una comunità (europea) di utenti del computer.

Oggi ci troviamo in una situazione con caratteristiche idonee a suggerire un ricorso di quella storia; le somiglianze con la situazione di allora sono:

  1. la disponibilità della rete (internet e web),
  2. la necessità di applicarla alle pratiche (esistenti) di comunicare e relazionarsi per gestire e amministrare specifiche realtà (quelle urbane e territoriali sembrano un buon esempio),
  3. la necessità di adeguare le capacità delle persone, e le caratteristiche di accesso al potenziale comunicativo e ralazionale della rete, agli obiettivi di specifiche realtà (territoriali), intese come settori applicativi dell’uso della rete.

Purtroppo, a fronte di una situazione in cui quel certo modo di avviare e gestire relazioni che la rete abilita (qui si dovrebbe dare al termine relazionare un significato paragonabile a programmare) è un’attività estranea alle pratiche comuni, nessuno sente il bisogno di un aiuto per stabilire relazioni di tipo diverso da quello consueto (perché tutti sono sempre più capaci di usare la rete in modo autonomo?); trasferiamo quindi sulla rete le modalità comunicative tradizionali, creando vincoli per le relazioni possibili e ostacolando la comprensione della differenza fra fare/essere rete e seguire-la/mettersi-in rete.

Se queste prime considerazioni hanno un senso per chi legge o ascolta, oppure se possono essere modificate fino a renderle comprensibili, si potranno valutare come contributo all’avviamento di un dialogo operativo sul come si possono condividere problemi di realtà sociali, ad esempio quelle urbane e territoriali, per cercarne collettivamente le soluzioni.

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